È molto tempo che non scrivo, forse qualche mese. Avevo sempre una scusa per non farlo, ma ora scrivere è diventato una scusa per non studiare. Sto piangendo da sola in camera senza una ragione effettiva, o forse una ragione c’è. Ho pensato di aver bisogno di sfogarmi con qualcuno, ma non ho voglia di chiamare nessuno.
È passato un mese esatto da quando ho iniziato il master (in inglese, perché “fa più figo”). Sono tornata a Venezia per farlo e non pensavo che sarei stata ammessa, perché non mi sentivo all’altezza; invece, sono riuscita ad entrare. Tuttavia, le mie esigue conoscenze di matematica e statistica, ma anche di economia, non mi stanno aiutando per niente. Mi sembra di essere sommersa da milioni di nozioni da ricordare, completamente diverse l’una dall’altra. Singolarmente mi piacerebbero anche, ma da assimilare in questo modo sono veramente devastanti, sia a livello mentale che fisico. Oramai, se non dormo almeno nove ore a notte, non riesco ad affrontare la giornata seguente. Ho perso almeno cinque chili in meno di un mese.
L’ho realizzato solo perché G., mi ha vista dopo circa due settimane e mi ha guardata preoccupata; o almeno, è quello che mi è sembrato di percepire. Non ha detto niente subito: abbiamo affrontato il discorso solo la settimana dopo, quando è venuta lei a trovarmi a Mestre.
Una sera avevo un allenamento dopo una giornata piena di lezioni. Durante la quale lei mi aveva seguito in università, svegliandosi presto per stare con me nei momenti di pausa. Io, invece di tornare subito a casa, ho sentito l’esigenza di fermarmi mezz’ora in più con le mie compagne. Era il compleanno di una di loro e si sarebbero fermate a bere una birra. L’ho chiamata e le ho chiesto se volesse venire anche lei. Mi ha detto che era stanca, che non aveva voglia di uscire di casa e che era stata una giornata impegnativa. Anche io in realtà lo ero, quindi le ho detto che sarei tornata a casa. Eppure, per qualche assurda ragione, in quel momento mi sono sentita come in gabbia e ho deciso di “uscirne”. Sono ancora un po’ e avvisandola per messaggio solamente dopo una decina di minuti.
Appena arrivata nel posto — un baretto attaccato alla palestra — mi sono accorta della cazzata che avevo fatto. Non capivo il motivo del mio agire, ma sapevo che sarei dovuta tornare a casa in fretta. Tornata a casa, lei era già su tutte le furie. Ho provato a parlarle ma non aveva molto senso: non sapevo nemmeno io il motivo per cui mi fossi comportata così. Siamo andate a dormire — anche se “dormire” è una parola grossa, è stata una notte tremenda. G. non mi rivolgeva la parola, giustamente, ed era incazzata perché non l’avevo rispettata: lei era lì ad aspettarmi e io me ne ero fottuta.
Durante la notte penso di aver capito, o semplicemente preso consapevolezza, della motivazione. È molto difficile da scrivere e da accettare, perché continuo a mentire a me stessa e agli altri: mi sono fissata di nuovo con il cibo, con il peso, non riesco a vedermi allo specchio. Provo a non pensarci, faccio finta che vada tutto bene, ma non è così. Non mi sento sicura di niente, mi sento persa in un mare di piranha pronti ad uccidermi. In quei giorni in cui c’è stata G. ho dovuto far finta di mangiare di gusto, nascondendo l’ansia per quello che stavo introducendo nel mio corpo. Quel momento in cui ho avuto l’opportunità di essere sola e fare qualcosa senza forzature… non so, volevo farlo. O forse no, non lo so nemmeno io. La festeggiata, non è che me ne importasse molto in realtà. Penso sia legato a questo.
Il giorno seguente ho provato a spiegarlo a G. Ho pianto per circa mezz’ora, sono stufa che le cose non vadano bene. È da più di un anno che è così e ci mancava solo questa. Ho sbagliato a fare finta di niente, così non lo supererò mai. Forse, ora, va un po’ meglio: lì per lì mi sono sentita come liberata da un peso che mi portavo sulle spalle da qualche settimana.
Vedremo come andrà, ma per ora l’ansia sta prendendo il sopravvento. Vorrei ucciderla se si potesse. In realtà, nelle giuste dosi è utile, ma sono sicura che nel mio caso la dose sia triplicata rispetto alla norma in qualunque cosa faccia. Riesco a stare un po’ più tranquilla solo quando c’è G.. Solo che dopo essere state insieme, ricomincia tutto e mi sento in colpa per i giorni passati insieme. Ho l’impressione di non aver fatto niente di quello che avrei dovuto fare. Non capisco cosa stia succedendo; non solo a me, ma in generale al mondo. Non che auspichi di comprenderlo, ma trovare almeno un equilibrio personale sarebbe una grande cosa, altrimenti “ci secco”.